Ma che sfiga che Silvio c’è!

Le inevitabili ironie sull’intervista a Repubblica di Claudio Scajola (ma anche lui, sant’uomo, poteva inventarsi una metafora diversa da quella immobiliare) rischiano di far passare in secondo piano quello che è ormai un incasinatissimo ribollire di lava dentro il partito del Capo: dove fino a un mese fa ti preparavano pure le risposte scritte da dare a Ballarò, adesso invece ciascuno spara la sua come nemmeno nel Pd ai tempi di Franceschini.
Quello che ha detto Scajola, tuttavia, se viene compreso oltre le cautele del politichese, è particolarmente esplosivo. Perché di fatto il concetto è che il Pdl come one-man-party è alla frutta, ormai la pervasività del Capo produce più danni che benefici, comunque entro un paio d’anni al massimo lui sarà politicamente morto, quindi se si vuole campare oltre il 2013 bisogna accompagnarlo gentilmente alla porta.
E’ un banale calcolo di mercato, quello di Scajola: più o meno, in Italia c’è da sempre una metà dell’elettorato di centrodestra, ma se quest’area politica si lega a quel masso di cemento che è il Capo rischia di andare a fondo con lui, se non subito tra un po’.
Insomma, siamo rapidamente passati dal «meno male che Silvio c’è» al «ma che sfiga che Silvio c’è», con tutte le sue olgettine e tutti i suoi processi, la barzellette con bestemmia e i Sallusti da guardia, le figure di palta al G8 e i Lassini a Milano.
Scajola, che ha le truppe, l’ha detto chiaramente. Diversi altri – Formigoni, Alemanno, Polverini, non parliamo di Pisanu – lo pensano e lavorano sotto traccia per arrivare lì. E in fondo non è un obiettivo tanto diverso da quello che cercò di raggiungere Fini un anno fa, sbagliando tempi e modi, fino al drammatico flop del 14 dicembre.
Poi nel Pdl c’è l’altro fronte, naturalmente: composto da quelli che invece vivono nel terrore di un centrodestra senza il Capo, perché dal Capo sono stati immensamente beneficiati – assai oltre le proprie capacità – e sanno che senza di lui tornerebbero nell’anonimato più totale. Sono le Santanchè, gli Stracquadanio, i Capezzone, le Carlucci, i Verdini, le Brambilla, probabilmente anche i La Russa e i Gasparri, più ovviamente gli Scilipoti vari. Un fronte variegato ma ancora ampio e soprattutto unito da un carburante efficacissimo, cioè la paura fottuta.
Insomma credo proprio che ci divertiremo, di qui ai prossimi mesi.
Dal blog Piovono rane 
 Alessandro Gilioli

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