La rottamazione del merito

Siamo in una botte di ferro, s'è detto chi ha seguito Matteo Renzi nella sua irresistibile ascesa e l'ha preso sul serio, quando è salito al Quirinale con la lista dei ministri: tutto si può temere da lui fuorché un governo di incompetenti. In fondo, bastava ascoltare uno dei suoi mille discorsi degli ultimi tre anni.


Marco Travaglio “Se vinco io metto i più bravi, non i fedeli! Basta con le correnti e gli amici degli amici!”.“Dobbiamo dimostrare che siamo per il merito, per le capacità individuali”. “Noi non cambieremo gruppo di potere. Vogliamo scardinare il sistema, non sostituire il loro gruppo dirigente con il nostro. Non può bastare essere iscritto al club degli amici per amici per avere un ruolo”. “Ripartire da futuro, Europa emerito!”. “Si può essere di sinistra anche senza pensare che la parola merito è una parolaccia. Non è la fine della sinistra, è la fine di un gruppo dirigente della sinistra: stiamo cambiando i giocatori, non stiamo andando dall'altra parte del campo”. 


Poi ecco la lista dei 16 ministri, e non pareva proprio scritta da lui: l'unico big davvero nuovo e competente, il pm anti-'ndrangheta Nicola Gratteri, gliel'ha depennato Napolitano in base alla “regola non scritta” (sic, testuale) che impedirebbe ai magistrati di sedere al governo. Ma che dire dell'altra lista, quella dei 9 viceministri e dei 36 sottosegretari?Quelli li ha nominati lui, il Quirinale non ha poteri di interferenza. E dove sarebbe, di grazia, la meritocrazia? 

Ricapitolando. Alle Riforme istituzionali la mano santa di Renzi ha piazzato il sottosegretario Scalfarotto, già bancario a Londra: nessuna esperienza di diritto costituzionale. Sugli Affari regionali veglia la ministra Lanzetta, ex sindaca di Monasterace, professione farmacista:proprio quel che ci vuole per gestire la partita cruciale dei fondi strutturali europei. Agli Esteri c'è il sottosegretario Della Vedova, economista. All'Interno il viceministro Bubbico, laureato in architettura, e il sottosegretario Bocci, grande esperto di agricoltura. All'Agricoltura invece due sottosegretari che non ne sanno un bel nulla: Olivero (insegnante di lettere al Liceo) eCastiglione (laureato in legge). Alla Giustizia il titolare è un diplomato al liceo scientifico, Orlando, affiancato purtroppo da due esperti, l'avvocato Costa e il magistrato Ferri: purtroppo, perché il primo ha firmato tutte le leggi vergogna del governo Berlusconi-3 e il secondo è stato infilato al ministero dal Caimano quando partì il governo Letta di larghe intese. 


Anche la ministra Guidi, Sviluppo economico, rientra fra i “purtroppo competenti”: fino all'altro giorno era dirigente e azionista del gruppo di famiglia, che controlla la Ducati, che serve la Pubblica amministrazione. Il sottosegretario alla Difesa è Gioacchino Alfano, commercialista e curatore fallimentare. Ai Trasporti, oltre al famigerato Gentile (impiegato e giornalista pubblicista, noto per aver bloccato il giornale che voleva pubblicare la notizia del figlio indagato), svetta Del Basso de Caro, nostalgico craxiano e avvocato penalista. L'Ambiente se lo dividono il ministro Galletti, che prima stava all'Istruzione ed è un fan del nucleare, e la sottosegretaria Velo (laureata in Tecnologie farmaceutiche, direttamente dalla commissione Trasporti). 


Stessa enciclopedica incompetenza vanta in materia sanitaria la ministra della Salute Lorenzin (maturità classica). In compenso la Biondelli,operatrice sanitaria, è viceministra del Lavoro, mentre il sottosegretario Cassano è commercialista.

Meritocrazia pura anche all'Istruzione, con i sottosegretari Reggi (ingegnere elettronico) e D'Onghia (imprenditrice del settore abbigliamento). Siccome poi Renzi vuole abolire le province subito, prima delle amministrative di maggio, ha infilato fra i sottosegretari il già citato Castiglione, presidente dell'Unione Province e strenuo difensore delle stesse.E siccome il governo Letta era bollito e andava rottamato per “uscire dalla palude”, il rottamatore si è tenuto 6 ministri su 16 e 18 vice su 44: più di uno su tre è “paludoso”. Com'era quella storia dei più bravi al posto degli amici degli amici? 

Se Renzi li estraeva a sorte, almeno qualcuno lo azzeccava. 


Marco Travaglio


Carta Canta, l'Espresso 7 marzo 2014

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