Gelmini, poveraccia.





(.......) Gelmini non ha capito che non c’è stata proprio nessuna «polemica».


C’è stato, piuttosto, un piccolo ma liberatorio rito collettivo nei confronti di un ministro dell’istruzione che ha pesanti difficoltà con i congiuntivi, che palesa un vocabolario povero e approssimativo, che si è fatta eleggere con i voti della Lega ma si è fatta promuovere all’esame di stato con il voto di Catanzaro, semplicemente perché era una studentessa un po’ somara.
Ancora: c’è stato un piccolo, satirico atto di rivolta collettiva verso una signora diventata responsabile della ricerca e dell’università ma capace ogni volta che va in tivù solo di ripetere a memoria frasette evidentemente scritte da altri – i suoi consiglieri, qualcuno che disperatamente cerca di farla sembrare intelligente: ma l’impresa fallisce appena chiunque altro la contraddice e lei naufraga nella sua pochezza culturale e intellettuale.
Infine, c’è stata una reazione di un pezzo di opinione pubblica italiana – minoritaria finché vi pare, ma chissà – a 18 anni di prosopea farlocca e autoincensatoria, dai sondaggi di Diakron al ‘miglior premier degli ultimi 150 anni’, e tracimata venerdì nell’epocale costruzione di un tunnel inesistente.
Gelmini, poveraccia, non può certo essere crocifissa per un comunicato stampa scritto male da qualche suo collaboratore. Ma lei e il suo tunnel sono diventati i simboli della meritocrazia alla rovescia del quindicennio berlusconiano.
Se ne faccia una ragione, che è ancora giovane e quando tutto sarà finito avrà comunque davanti a sé un futuro di reality show e magari di servizi fotografici sadomaso, tipo la Pivetti.
E si baci pure i gomiti di tanto gratuito destino.


Piovono rane

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