Non serve a nulla sapere.

Non basta sapere che Europa era il nome di una ragazza dell'Asia che attraversò il mare a dorso di un toro fattosi nave.
O che l'alfabeto con cui scriviamo ci è arrivato sull'acqua direttamente da Sidone.
Che i primi poemi scritti della nostra civiltà ci raccontano di una guerra da cui scappare e di disperati viaggi per mare.
Questo stesso mare. 
Che il primo teatro piange le tempeste di mare e le attraversate rovinose. 
Non basta sapere che gli Etruschi venivano dalla Lidia, che i Romani credevano di essere i discendenti di un troiano e che anche i Veneti venivano dall'Oriente. 
Non basta ricordare che l'impero più grande dell'antichità si sia trasformato sotto le pressioni di movimenti di genti che il suo stesso sistema aveva messo in moto. 
E non è sufficiente credere nel verbo del Cristo se non si sa dov'è Nazareth. 
O che i numeri e gli archi a sesto acuto delle nostre belle cattedrali medievali sono un dono degli Arabi e dei loro spostamenti. 
Non serve a nulla sapere. 
Nessun post-it culturale vergato a mano dai monaci di tutti i tempi, nessun messaggio in bottiglia o di fumo, nessun tatuaggio sul cuore, nessuna incisione sul DNA ti salvano dal naufragio dell'oblio se ti manca di essere umano. 
Nulla ti dice che è un movimento inarrestabile questo e che tu non sei diverso e non hai più diritti di altri. 
Niente ti parla perché sei senza lingua e sei barbaro. 

— Simone Derai  

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